Teniamo a bada il colesterolo cattivo, prima che faccia danni

In una società in cui l’aspettativa di vita continua ad aumentare, lo scenario si presenta totalmente diverso rispetto a quanto si registrava 30 anni fa: oggi c’è una popolazione complessivamente più anziana, che ha una probabilità maggiore di sviluppare poli-patologie croniche, e, tra queste, le malattie cardiovascolari, che purtroppo insieme ai tumori, rappresentano tuttora la principale causa di morte nei paesi industrializzati.

Alla base di queste malattie ci sono stili di vita sbagliati che inducono fattori di rischio come ipertensione, glicemia elevata, obesità ed eccesso di colesterolo.

Quest’ultimo fattore di rischio, è una molecola organica che si trova già nel nostro organismo in quanto è prodotta dal fegato per sintesi endogena, e fa parte della classe dei lipidi (grassi). Si trova come costituente delle membrane cellulari -cioè di quel rivestimento esterno che delimita ogni singola cellula e che permette la vita delle cellule stesse- e svolge alcune funzioni fondamentali per il nostro organismo: contribuisce alla normale formazione e riparazione delle membrane cellulari, permettendo un agevole passaggio di tutte le sostanze per il regolare svolgimento di procedimenti fisiologici; è precursore (ossia interviene nel procedimento di sintesi) della vitamina D, degli acidi biliari e di alcune categorie di ormoni, quelli steroidei e quelli sessuali (androgeni, testosterone, estrogeni e progesterone); è fondamentale per la corretta formazione del feto nel grembo materno perché sovrintende alla divisione e alla crescita delle nostre cellule e quindi è importantissimo nello sviluppo dell’embrione. Il colesterolo, quindi, è una componente necessaria per il nostro organismo.

Ma quando scatta il campanello d’allarme?

La maggior parte del colesterolo circolante nel nostro organismo è quello endogeno prodotto da fegato, poi può esserci anche una frazione minore, esogeno, proveniente dai cibi presenti nella nostra dieta. Il colesterolo viene trasportato nel sangue grazie a strutture chiamate lipoproteine e proteine che permettono la sua distribuzione a tutte le cellule dell’organismo. Quando ci sono livelli troppo elevati di colesterolo nel sangue, provenienti sia da una dieta troppo ricca di grassi o da iperproduzione endogena, si ha un accumulo nelle cellule presenti nella parete del vaso. Con il tempo, questi depositi di grasso si ingrandiscono fino a formare una vera e propria “placca” che può andare a restringere il vaso riducendo il passaggio del sangue. Tutto questo processo può diventare molto pericoloso per il nostro sistema cardiovascolare perché le placche ricche in colesterolo sono molto fragili e possono rompersi, soprattutto se c’è un’elevata pressione sanguigna.

Infatti, il sangue continua a premere sulla placca e ne facilita la rottura. Se la placca si rompe, può portare alla formazione di un trombo, cioè di un tappo di materiale che può anche arrivare a chiudere completamente i vasi, in particolare quelli con un diametro molto piccolo come le arterie coronariche nella parete del cuore o come quelle che portano il sangue al cervello.

La chiusura del vaso impedisce al sangue di raggiungere i tessuti che sono a valle del blocco, provocandone la morte. Se si chiude una coronaria, la conseguenza sarà un infarto del miocardio (la parete del cuore), se si chiude una carotide si potrà avere un ictus. 

E’ dunque importantissimo definire quali sono i livelli da non oltrepassare e il profilo di rischio cardiovascolare associato. Tendenzialmente i medici consigliano di mantenere il livello di colesterolo totale al di sotto dei 200 mg/dl. Superata questa soglia si entra nella situazione di ipercolesterolemia. Che a sua volta è da ritenersi lieve fino ai 240 mg/dl e moderata fino ai 299 mg/dl. Dai 300 mg/dl a salire si può parlare di colesterolo grave.

Dai 200 mg/dl in su è necessario adottare alcuni provvedimenti per ridurre colesterolo in eccesso nel sangue. Numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato che abbassare i livelli di lipidi presenti nel sangue, prima che questi superino le soglie massime di allerta- e quindi prima che si renda necessario l’utilizzo di farmaci- e mantenerli tali il più a lungo possibile, è certamente una strategia utile per migliorare la salute e avere una qualità di vita superiore. Quando si parla di riduzione del colesterolo, tuttavia, è importante tenere conto che ne esistono diversi tipi e che non tutti hanno la stessa influenza sul rischio cardiovascolare. Occorre infatti distinguere tra colesterolo LDL, noto anche come colesterolo cattivo, e colesterolo HDL, conosciuto anche come colesterolo buono. Questa differenziazione è utile a comprendere meglio la questione e, soprattutto, le conseguenze dei valori alterati.

Il colesterolo cattivo LDL è quello pericoloso per la salute perché è quello che si deposita sui vasi e può indurre ad aterosclerosi, ischemie, infarti ed altre  conseguenze più o meno serie. Il suo valore risulta nella norma quando è inferiore a 160 mg/dl; da questa soglia a salire è necessario tenerlo a bada.

Viceversa, quello buono HDL è utile al nostro organismo perchè sequestra tutto ciò che di colesterolo cattivo circola in eccesso nel plasma e nei depositi sulle pareti vascolari e lo porta al fegato. In seguito il fegato lo riutilizza per sintetizzare acidi biliari e ormoni. Il valore HDL si considera nella norma quando è pari o superiore ai 50 mg/dl.

Dunque l’attenzione oggi da un punto di vista clinico e di ricerca si focalizza soprattutto sull’importanza di ridurre il colesterolo cattivo LDL (lipoproteina a bassa densità) anche se, tenere sotto controllo quello HDL, e mantenerlo nei giusti limiti, è fondamentale per una buona salute del nostro sistema cardiocircolatorio. Per impostare la corretta strategia terapeutica è poi opportuno conoscere la situazione del paziente nel suo complesso: bisogna infatti prendere in considerazione fattori come età, predisposizione genetica, stile di vita, presenza o meno di patologie come diabete e nefropatie e, in base a queste considerazioni, si può definire quale percorso sia più utile attuare per diminuire il livello di rischio cardiovascolare

Per le persone considerate ad alto rischio, il percorso terapeutico è ben definito e comprende in primo luogo la terapia farmacologica; nel caso invece dei pazienti esposti a un rischio basso o moderato, il cambiamento di stile di vita, una dieta corretta e l’assunzione di integratori potrebbero davvero fare la differenza, fungendo da alternativa valida ai farmaci e determinando abbassamenti dei valori nel sangue nell’ordine del 30%

La dieta può certamente influenzare la colesterolemia e una corretta alimentazione può contribuire al controllo dei livelli plasmatici di colesterolo. La dieta mediterranea in questo senso è fortemente consigliata: alimenti come cereali, legumi, verdura e frutta aiutano ad abbassare i livelli di colesterolo cattivo LDL, così come gli alimenti ricchi di omega 3, tipo il pesce azzurro oppure altri cibi come l’avena oppure la frutta a guscio. Recentemente sono state sviluppate delle strategie nutrizionali che da una parte incoraggiano le persone a limitare il consumo di alimenti considerati rischiosi, come i grassi saturi (o grassi animali che si trovano nelle carni bovine, nel latte e in tutti i prodotti caseari, nelle uova ma anche nelle carni suine) e trans-insaturi (margarine) e dall’altra li invitano a scegliere cibi o integratori noti per i loro effetti benefici nella riduzione del colesterolo LDL.

Alcuni esempi? Partiamo dai fitosteroli, composti contenuti nel sesamo o nell’olio di germe di grano, che hanno una struttura molecolare molto simile a quella del colesterolo. Agiscono a livello intestinale, riducendone l’assorbimento. In risposta, il fegato, che riceve una minor quantità di questa sostanza dall’intestino, aumenta la produzione di recettori cellulari per il colesterolo LDL col risultato  di un maggior assorbimento di quest’ultimo dal sangue, e quindi una conseguente riduzione della colesterolemia.

O anche il beta-glucano, una fibra insolubile presente nei cereali, in alcuni funghi e in quantità maggiori nell’orzo e nell’avena, attualmente disponibile come integratore o come ingrediente all’interno di alimenti composti. Il meccanismo d’azione non è ancora stato chiarito: numerosi studi suggeriscono che potrebbe essere collegato alla limitazione dell’assorbimento del colesterolo LDL da parte dell’intestino.

Un‘altra strategia per mantenere bassa la quantità dei lipidi nel sangue è di diminuirne la sintesi, che avviene principalmente a livello del fegato. Il riso rosso fermentato rappresenta un alimento in grado di svolgere questo compito, grazie alla monacolina K, proteina con funzione analoga a quella delle statine, che inibisce un enzima epatico coinvolto nella produzione di colesterolo. Noto da secoli alla medicina tradizionale cinese, il riso rosso fermentato si è ormai guadagnato il rispetto della comunità scientifica occidentale, grazie ai risultati di diversi studi che dimostrano la sua efficacia nel ridurre il colesterolo LDL. Meglio assorbito rispetto alle statine, il riso rosso non è però immune da provocare alcuni effetti collaterali dato che, di fatto, svolge la stessa funzione di un farmaco vero e proprio. Si tratta per lo più di disturbi muscolari, che solo raramente possono essere gravi.

Vi sono oramai moltissimi prodotti, integratori alimentari, che contengono questo principio attivo di origine naturale ma Nutriregular cardio si distingue tra le diverse proposte perchè contiene, oltre al riso rosso fermentato, anche Olea europea L. per la regolarità della pressione arteriosa grazie all’alta concentrazione di oleuropeina, -sostanza attiva conosciuta soprattutto per la sua azione ipotensiva periferica-, Acido folico, Coenzima Q-10, ma soprattutto Berberis per la normale funzionalità dell’apparato cardiovascolare. La berberina è l’ultima sostanza, in ordine di scoperta sul mercato degli integratori, che aiuta sensibilmente a ridurre il colesterolo LDL perché sembra in grado di diminuire i livelli di una proteina, denominata PCSK9, che agisce riducendo a sua volta il passaggio di colesterolo LDL dal sangue al fegato. La funzione del Coenzima Q-10, che è un ottimo antiossidante, è quella invece di ridurre i classici effetti collaterali avversi delle statine (anche quelle di origine vegetale) e dare contemporaneamente al muscolo cardiaco un aumento di energia, mentre quella dell’acido folico è di attenuare i livelli di omocisteina ematici (iperomocisteinemia), che sono solitamente associati a un maggior rischio cardiovascolare.

Considerate tutte queste specificità Nutriregular cardio, grazie alla sua innovativa formulazione in termini di principi attivi, unito ad un regime alimentare adeguato, consente di regolare il metabolismo dei lipidi (colesterolo e trigliceridi) e contribuisce al mantenimento di normali valori pressori e glicemici delle persone che hanno un profilo a basso e medio rischio cardiovascolare, risultando un valido supporto e un’arma efficace nella prevenzione di patologie serie come infarto o ictus.