Symphytum officinale o Consolida maggiore

La consolida maggiore è una pianta erbacea perenne, della famiglia delle Boraginaceae, che proviene dal Caucaso ed è ampiamente diffusa nelle zone umide e fresche dell’Europa centrale. Ha un’altezza compresa tra 30 cm e 1,30 m, mentre le radici, da sole, possono raggiungere 1,80 m. Godendo dei climi umidi si presenta con ciuffi di foglie vellutate e spesse, molto ruvide al tatto.

Gli steli florali accolgono, a partire dalla metà di maggio, dei fiori a campana, dal colore che va dal bianco al lilla, a seconda della varietà, ricchi di nettare per api e bombi. In autunno, quando la vita si ritrae nel sottosuolo, la parte aerea della consolida appassisce e si decompone concimando il terreno circostante. Rimangono vive le forti radici fittonanti, bianche all’interno e ricche di zuccheri e sostanze nutrienti. Questa pianta, altrimenti detta erba del cardinale, orecchio d’asino, erba di San Lorenzo, sinfito, borragine selvatica è una delle piante officinali nota fin dall’Antichità. A leggere le sue incredibili proprietà curative, viene il dubbio che si tratti di una pianta miracolosa, per non dire ‘magica’ ricca di virtù e principi attivi benefic,i racchiusi nelle erbe medicinali conosciute sin dalla notte dei tempi.

Già gli antichi Greci ne conoscevano le proprietà cicatrizzanti derivanti dalle sue radici. Addirittura, la credenza popolare riteneva che fossero in grado di aiutare la calcificazione ossea dopo una frattura. Plinio il Vecchio ne citava le proprietà terapeutiche per la cura delle fratture e delle tendiniti e i disturbi intestinali, bronchiti o pleuriti. Nel corso dei secoli, la pianta si è poi largamente diffusa in tutta Europa diventando assai popolare in Gran Bretagna tanto che nel XVI secolo la consolida maggiore era uno dei rimedi preferiti dal medico di Enrico II, Jean Fernel, che ne utilizzava le sommità fiorite come sciroppo per il trattamento di tossi, emorragie o diarree, ma anche le radici frantumate per curare i traumi, dimostrando, che, grazie ai suoi componenti,- specie l’allantoina, c’erano importanti risultati nel rinnovamento delle cellule della pelle, della massa ossea e dei muscoli, con accelerazione dei processi di guarigione di fratture, storte e altri stiramenti. Addirittura, le garze contenenti la pasta dei suoi rizomi, erano portate nei campi di battaglia per curare le ferite e le fratture dei soldati in guerra, proprio a mo’ di ingessatura rudimentale. Non a caso il nome ‘consolida’ deriva dalla parola greca symphuò che vuol dire letteralmente ‘io unisco’.

Leggenda e mito, in tempi più recenti, hanno trovato diverse conferme scientifiche. Studi clinici autorevoli hanno provato che l’uso esterno è in grado di alleviare il dolore e il gonfiore molto più che di un comune farmaco antinfiammatorio. Ad esempio, l’applicazione di un unguento a base di consolida maggiore su una storta della caviglia ha la stessa efficacia di un gel farmacologico a base di antinfiammatori non steroidei. È inoltre dimostrato che accelera la guarigione delle ferite superficiali: una pomata che ha come principio attivo la consolida maggiore, può essere prescritta in caso di screpolature, prurito, sbucciature, spellature o punture d’insetti. Applicati esternamente, gli estratti aiutano a guarire distorsioni, stiramenti, slogature, fratture ossee, ferite, ulcere e suppurazioni croniche derivate, per esempio, da ulcere delle gambe. Gonfiore e dolore si riducono e viene stimolato il rinnovamento cellulare. Può anche essere impiegata per curare ferite e piaghe da decubito e come antinfiammatorio per attenuare le contrazioni e gli stiramenti muscolari. Come cataplasma, purifica i polmoni e cura le tossi secche. In gargarismi o sciacqui, agisce sulle lesioni e sulle infiammazioni della cavità orale. Infine è molto utile in ambito dermatologico contro foruncoli, acne, psoriasi e, in generale, per contrastare qualsiasi forma di disidratazione della pelle, in caso di screpolature o spellature, oltre che di punture di insetti.

Ma come fa una semplice e apparentemente comune piantina selvatica a portare simili benefici alla salute umana?

In fitoterapia, per uso esterno si utilizza la radice, che viene raccolta in autunno, periodo durante il quale presenta il tasso di allantoina più elevato, e le parti aeree, dalle proprietà astringenti e antinfiammatorie, che invece vengono raccolte in estate. La radice contiene varie sostanze attive preziose da cui derivano le straordinarie proprietà medicamentose della pianta: allantoina, inulina, colina, amido, zuccheri, tracce di olio essenziale, resine, gomma. Le foglie sono ricche di silice e oligoelementi, calcio, potassio, fosforo, ferro mucillagine, acido rosmarinico, trepenoidi, acidi fenolici e tannini. Tra i tanti principi attivi benefici, l’allantoina è la sostanza più attiva come proliferante cellulare, poiché stimola la riparazione dei tessuti. La sua azione è poi sostenuta da quella dei tannini, sostante astringenti che contribuiscono ad accelerare il processo di cicatrizzazione delle ferite. Le mucillagini, infine, svolgono un’azione emolliente e lenitiva.

Nelle radici ci sono però anche alcaloidi pirrolizidinici, composti altamente epatotossici e probabilmente cancerogeni, che danno accumulo a livello del fegato e diventano nocivi se ingeriti a dosi molto elevate, ecco perché la consolida maggiore trova applicazione specialmente sotto forma di crema, cataplasma o comunque in forma topica perché così è assolutamente priva di rischi, in quanto gli alcaloidi non vengono assorbiti attraverso la pelle. In ogni caso anche sotto forma di decotto, infuso, tintura madre i prodotti oggi in commercio sono privi dei composti pirrolizidinici, dunque la composita maggiore nelle dosi e negli usi indicati anche se ingerita e assorbita dall’organismo non ha particolari controindicazioni.