Scheda Astragalo

L’astragalo, conosciuto anche con il nome di huáng qí, è una pianta perenne che cresce spontanea in Cina ma è presente anche in altre aree orientali, come la Mongolia, Siberia e Corea, ed è coltivabile anche in serra o nei vivai in tutte le altre parti del mondo, perché viene molto apprezzata per le sue proprietà tonificanti, adattogene e disintossicanti, nonchè stimolanti del sistema immunitario.
Si tratta di pianta erbacea perenne, della famiglia delle Fabaceae, molto ricca di foglie e con i fiori riuniti in infiorescenze a grappolo. I frutti sono baccelli, che racchiudono i semi. La pianta condivide il suo nome anche con un osso del piede, l’astragalo, appunto, probabilmente per la forma dei fiori, che somigliano a calcagni.
I benefici terapeutici di questa specie vegetale derivano però dalle radici, dal tipico colore giallo marrone, che sono ricche di molti principi attivi, tra cui le saponine astragalosidi, gli isoflavoni, ammine biogene, polisaccaridi e flavonoidi. Questi attivi, in particolare i polisaccaridi, stimolano il sistema immunitario, rafforzando i naturali meccanismi di difesa dell’organismo nei confronti di infezioni e conferiscono alle radici un potere antinfiammatorio e immunostimolante, molto indicato per le affezioni delle vie respiratorie stagionali, soprattutto in caso di influenze e raffreddori. Inoltre pare che la pianta presenti delle specifiche peculiarità antiretrovirali nonché antineoplastiche, specificatamente per quanto riguarda il rafforzamento dell’azione dei linfociti T, che però, al momento, sono al vaglio della scienza medica soprattutto in merito al trattamento dell’AIDS e per la prevenzione delle malattie neoplastiche.
Le radici nella medicina tradizionale cinese venivano usate per la loro azione tonificante, in grado di innalzare la soglia della resistenza ai fattori di stress, aumentando l’energia, per accelerare il metabolismo e per promuovere la riparazione dei tessuti. L’uso della pianta era anche rivolto alla stimolazione del Qi di milza e polmoni, ossia di quegli organi, insieme ai reni, alla base dei flussi energetici dell’organismo, e quindi delle energie difensive e dell’immunità.
Da sempre quindi il rimedio è riconosciuto efficace anche in tutte le più comuni infezioni virali. Può garantire un immediato sollievo a un naso colante per il raffreddore, ma anche aiutare la remissione da una brutta influenza grazie, come dicevamo, alla presenza dei polisaccaridi a cui vengono attribuite azione immunostimolante e antivirale verso i virus che causano le più comuni malattie da raffreddamento (raffreddore, tosse, febbre), ma anche su quelli responsabili di patologie più gravi come l’influenza aviaria e l’epatite B. Perche? Perché le radici dell’astragalo, come già intuito dalla medicina cinese di tradizione millenaria, sono in grado di contrastare l’atrofia di organi quali milza, timo e linfonodi intestinali e di favorire la capacità fagocitaria e la trasformazione dei linfociti T. E’ per questo che, dato il suo ruolo sul sistema immunitario, si è ipotizzato possa essere di supporto al trattamento delle neoplasie, poiché aiuterebbe a ridurre gli effetti collaterali di terapie chemioterapiche e affini. Allo stesso modo, si sta vagliando la possibilità che l’astragalo possa essere d’aiuto nei pazienti immunosoppressi – ad esempio nei sieropositivi – grazie all’azione combinata antiretrovirale e stimolante sul sistema immunitario.
Il contenuto di saponine, presente nel fitocomplesso, conferisce inoltre alla pianta azione epatoprotettiva, in quanto la sua assunzione protegge il fegato dai danni provocati da sostanze chimiche o tossiche; stimola la rigenerazione delle cellule del fegato, ovvero gli epatociti e aiuta a fluidificare il sangue, riattivando così le funzioni inibite dagli steroidi (ormoni steroidei e colesterolo).
L’astragalo possiede anche proprietà adattogene, perché abbassa il consumo di ossigeno nei mitocondri; sostiene la tolleranza dell’organismo allo stress e aumenta la crescita, il metabolismo e la longevità delle cellule. Per queste ragioni è indicata per contrastare periodi di stanchezza, affaticamento, astenia e nelle convalescenze (soprattutto dopo trattamenti antibiotici), per aumentare la performance di apprendimento e memoria, e migliorare la durata del sonno per i suoi effetti rilassanti. Infine, la pianta ha dimostrato anche un’azione cardiotonica, in grado di intervenire sul metabolismo del sodio e del potassio, riducendo la pressione arteriosa e quindi utile in caso di ipertensione e angina pectoris, perché sostiene la funzionalità del cuore e del sistema circolatorio nel suo insieme.
Sebbene si tratti di un ingrediente da sempre utilizzato in Oriente, non esistono ancora studi estensivi che ne certifichino la sicurezza, così come l’interazione con gli altri farmaci. In linea assolutamente generica, le manifestazioni più comuni – e certamente non esaustive – comprendono un lieve abbassamento della pressione, stanchezza e vertigini. Non è consigliato durante gravidanza e allattamento e, non ultimo, sarebbe da evitare per principio cautelativo in associazione ad altri farmaci immunostimolanti o antivirali.