Le piante adattogene e i loro effetti

Una sostanza si dice adattogena quando è in grado di rendere l’organismo più efficiente nell’adattarsi alle numerose situazioni che inducono stress, potenziandone i meccanismi vitali di adattamento

Il nostro corpo, già di suo, per combattere disordini derivati dallo stress come come ansia, insonnia, irritabilità, difficoltà di concentrazione, squilibri alimentari, stanchezza e depressione, mette in atto meccanismi di difesa psico-fisiologici riparatori, producendo modificazioni biologiche, ormonali, neurovegetative e immunitarie, allo scopo di migliorare la capacità di resistenza e difesa per reagire ai vari agenti stressogeni, ma, ottenere una risposta ottimale quando si presenta l’evento in acuto, non è facile e dipende molto da quanto tempo ci troviamo nello stato di “affaticamento” temporaneo e quindi da quanto tempo siamo già in parziale esaurimento delle riserve di “energie di adattamento” che scaturiscono dal nostro network psico-neuro-endocrino.
Il limite della risposta di adattamento consiste proprio in queste specifiche riserve, che non sono illimitate e variano molto da soggetto a soggetto. Se la reazione del nostro organismo risulta troppo intensa o troppo prolungata, i fisiologici meccanismi di equilibrio possono rivelarsi insufficienti e ne può derivare un costante senso di affaticamento, apatia, astenia funzionale, difficoltà a ricordare, scarso rendimento nello studio e nel lavoro intellettuale, difficoltà a mantenere la concentrazione, una tensione costante che impedisce un sonno e riduce la capacità di recupero. A fronte di una situazione di esaurimento gli adattogeni possono essere quanto mai utili.

Il concetto di adattogeno ben si sposa quindi a quello di un principio attivo o droga (definizione scientifica e corretta che indica la parte della pianta usata in medicina a scopo terapeutico), priva di tossicità ed effetti collaterali, che è in grado di aumentare le resistenze aspecifiche e le difese dell’organismo nei confronti di qualsiasi fattore Stress inducente (ambientale, situazionale, fisico, biologico ecc…), agendo come un vero e proprio regolatore-adattatore metabolico per evitare gli effetti negativi sull’organismo.

Le piante ad azione adattogena e gli adattogeni in genere secondo alcuni autori possono essere distinti in:
-Immunostimolanti (aiutano a mantenere efficiente il sistema immunitario, aumentando la resistenza del corpo contro aggressori di diversa natura in modo non specifico, prevengono l’insorgenza delle malattie)
-Nootropici (miglioranti le funzioni cerebrali e le capacità di apprendimento, dell’attenzione, e le capacità di recupero)
-Anabolizzanti (ottimizzano in modo naturale la sintesi proteica)
-Tonici e psico tonici (aiutano a ridurre alcuni stati d’insufficienza dell’organismo e/o di singoli organi, in pratica svolgono un ruolo coadiuvante la gestione metabolico-fisiologica dello Stress e hanno azione stimolante sul sistema nervoso centrale e sul tono dell’umore)
-Geriatrici (aiutano a contrastare vari effetti correlati all’avanzare dell’età).

Non sono molte le piante che rientrano in questa ristretta categoria, poiché non devono essere né direttamente e marcatamente stimolanti, né rilassanti, ma devono invece favorire una risposta idonea di tutto il sistema psico-neuro endocrino per far sì che possa aumentare la resistenza in caso di affaticamento mentale e fisico, favorire la concentrazione, migliorare le prestazioni aumentando la velocità di esecuzione e la facilità di recupero.

In pratica le piante adattogene sono rimedi capaci di produrre un generale miglioramento delle condizioni psicofisiche attraverso un incremento della resistenza alla fatica, una migliore regolazione delle funzioni metaboliche ed un aumento delle capacità cognitive.
Le prove cliniche più convincenti sull’efficacia degli adattogeni sono state osservate negli studi relativi ai loro effetti neuroprotettivi e alle funzioni cognitive in caso di affaticamento, nonché alla loro efficacia in caso di astenia e depressione.
Le piante medicinali “Adattogene” più note e che meglio rappresentano la categoria sono il Ginseng coreano, la Rodiola Rosea (nota anche come Ginseng siberiano), la Maca (nota anche come Ginseng delle Ande), la Suma (nota anche come Ginseng Brasiliano), Il Ginkgo Biloba, lo Schizandra e l’Eleuterocco (noto anche come Ginseng siberiano o russo), il guaranà perché pur con meccanismi biochimici e fisiologici diversi, sono in grado di agire sul sistema immunitario, endocrino e nervoso e di migliorare la capacità dell’organismo di adattamento allo stress e ai cambiamenti climatici o stagionali.
Quella più studiata è la rodiola, che veniva tradizionalmente impiegata in Siberia dalla medicina popolare per alleviare la sensazione di stanchezza e i diversi disagi causati da agenti stressogeni con impatti fisico-psichico. In effetti agisce sugli stati d’ansia e sulla depressione come calmante, riuscendo a dare un senso di benessere generale. La pianta, infatti riesce a stimolare la produzione di serotonina, conosciuta come ormone del “benessere”, ma contemporaneamente, riesce anche a migliorare le capacità intellettive e mnemoniche e a combattere l’insonnia. È consigliata anche nella diete come coadiuvante per resistere agli stimoli della “fame nervosa”.

Gli estratti secchi sono il modo più comune e comodo per assumere in modo concentrato i principi attivi titolati di queste piante e la titolazione del o dei P.A. serve per far conoscere la quantità di P.A. presente; in tal modo il medico prescrittore o il farmacista hanno una possibilità più “scientifica” di sapere cosa indicare ai propri pazienti, sia in termini di assunzione che di modalità di somministrazione, cosa che invece non è possibile utilizzando un estratto non titolato.
La percentuale dei vari P.A. varia notevolmente a seconda del periodo di raccolta della pianta, del luogo geografico di raccolta, del metodo conservativo e del metodo estrattivo.