Il riso rosso fermentato

Un aiuto per chi ha il colesterolo, ma, come sempre, occorrono il prodotto e il consiglio giusto.

Iniziamo subito con un distinguo fondamentale e quanto mai opportuno: il riso rosso utilizzato in cucina è una varietà di riso selvaggio, a chicco lungo integrale, non mondato – o se lo è, è solo parzialmente – col sapore che ricorda vagamente quello delle nocciole e va benissimo per fare dei primi piatti eccellenti; il riso rosso fermentato, ovvero l’Oryza sativa, è completamente diverso rispetto a quello ad uso alimentare che si trova nei supermercati, perché è fatto fermentare con un lievito, il Monascus purpureus, che gli conferisce sì il caratteristico colore porpora ma gli attribuisce anche gli effetti farmacologici di una statina, medicinale utilizzato per diminuire il colesterolo nel sangue perché in grado di bloccarne la produzione, mettendo a riposo l’enzima epatico responsabile della sua formazione.

La fermentazione naturale del riso col lievito dà origine infatti ad un fitocomposto, la MONACOLINA K, che ha la stessa struttura chimica e medesima azione della lovastatina, precursore della classe delle statine, che, insieme a atorvastatina, cerivastatina, fluvastatina, pravastatina, ancora oggi rappresenta uno dei farmaci maggiormente utilizzati nell’ipercolesterolemia e nella prevenzione degli eventi cardio-vascolari per i soggetti ad alto rischio. La monakolina K in pratica è esattamente la lovastatina, che è presente nel riso rosso in forma lattonica e, in parte, in forma acida attiva, accompagnata da un gruppo di monacoline minori che contribuiscono a determinare il fingerprint del fitocomplesso.

Quindi, come la lovastatina sintetica, la monacolina K è in grado di interferire direttamente sulla via biosintetica a livello delle HMG-CoA riduttasi e di dare gli stessi identici risultati. Anzi, la monacolina K del riso rosso fermentato avrebbe una biodisponibilità superiore al medicinale, al punto che, secondo uno studio, 5-6 mg equivarrebbero a 20-40 mg di lovastatina farmaceutica

E’ per questo che il riso rosso fermentato è diventato uno dei nutraceutici più utilizzati nel nostro Paese e indiscutibilmente il leader delle formulazioni naturali per la prevenzione delle patologie cardiovascolari. Ma l’equazione naturale= sicuro, in questo caso, non vale, e anche gli effetti indesiderati rispettano il criterio di bioequivalenza.

Ci sono state purtroppo diverse segnalazioni dei medesimi effetti collaterali registrati con le statine sintetiche, come dolori muscolari e articolari, crampi addominali, stipsi e/o diarrea, danni epatici o renali. La mialgia, ovvero il dolore muscolare e le miopatie sono stati sicuramente i fastidi maggiormente lamentati, che spesso sono resi evidenti anche dall’aumento dei livelli di CPK nel sangue. I danni ai tessuti muscolari, più o meno gravi, possono culminare poi, come per le statine sintetiche, nella rabdomiolisi (rottura delle fibre muscolari) e possono esserci anche importanti danni a carico del fegato. Le persone più esposte a queste reazioni indesiderate sono quelle che, avendo già provato la terapia farmacologica con le statine sintetiche ed avendo registrato gli effetti collaterali citati, sono passate al fitoterapico pensando che, essendo prodotto naturale, fosse scevro da analoghe conseguenze

Ma questi integratori non devono mai essere usati con leggerezza. I preparati a base di riso rosso fermentato sono facilmente accessibili, non necessitano di prescrizione medica, ma per una patologia importante e da non sottovalutare come l’ipercolesterolemia, bisogna evitare il “fai da te”e gli integratori, anche se di derivazione fitoterapica, non vanno assunti senza prima chiedere un parere sul loro utilizzo e soprattutto dosaggio sia al medico che al farmacista, senza mai dimenticare di dire quale sia il livello di colesterolo che si ha nel sangue. Se l’ipercolesterolemia è lieve, borderline, il consiglio più opportuno è quello di cambiare alimentazione e stile di vita. Già in questo modo gli effetti benefici non tarderanno a manifestarsi e il valore potrebbe rientrare nei limiti accettabili.