Disbiosi e malattie della pelle

Sono passati più di 80 anni da quando i dermatologi John H. Stokes e Donald M. Pillsbury negli anni ‘30 proposero per la prima volta la loro teoria sul “legame emotivo” tra cervello, intestino e pelle, ovvero che ci potesse essere un meccanismo gastrointestinale alla base di disturbi concomitanti di tipo depressivo, ansiogeno e condizioni infiammatorie della pelle.

Stokes e Pillsbury ipotizzarono che gli stati emotivi come ansia, stress e depressione, potessero alterare la normale microflora intestinale, aumentare la permeabilità intestinale e contribuire ad un’infiammazione sistemica, formando una sorta di asse diretto tra cervello-intestino-pelle. Basandosi su diverse linee di prove sperimentali e aneddoti clinici, questi due autori hanno elaborato una sorta di guida teorica e pratica basata sul link diretto tra emozioni ed eventi cutanei di eritema, orticaria e dermatite, studiati attraverso la fisiologia e la batteriologia del tratto gastrointestinale. Partendo per es dalle evidenza di una ricerca, in cui emergeva che ben il 40% di soggetti con acne riportavano ipocloridria a livello del tratto gastroesofageo, Stokes e Pillsbury ipotizzarono che l’acidità dello stomaco inferiore al livello adeguato aveva posto le basi per la migrazione dei batteri dal colon verso le porzioni distali dell’intestino tenue, così come aveva portato ad un’alterazione della normale microflora intestinale. Inoltre, suggerirono che le alterazioni indotte dallo stress nella flora microbica aveva aumentato la probabilità di permeabilità intestinale, che, a sua volta, aveva portato ad infiammazione cutanea sistemica e locale, con la conseguenza di eruzioni acneiche. I rimedi per interrompere il ciclo vizioso indotto dallo stress metabolico proposti dai due autori antesignani includevano l’introduzione diretta di organismi acidofili in colture, come quelle del Bacillus acidophilus, ovvero i famosi probiotici.

II meccanismi ipotizzati alla base di questi collegamenti si soffermano molto sugli effetti modulatori della flora intestinale nei confronti del sistema immunitario attraverso il coinvolgimento dei globuli bianchi e delle loro molecole (citochine). Nel nostro corpo risiedono circa 10-100 trilioni di microrganismi, che costituiscono il cosiddetto microbiota umano. La regione maggiormente colonizzata è certamente il nostro tratto gastrointestinale, in particolare il colon, dove è generalmente conosciuta con il termine informale di flora intestinale. Gli ultimi decenni di studi hanno ormai chiarito che questi microrganismi ed il loro ospite (cioè il nostro corpo) instaurano una relazione di simbiosi, che è stata importante nell’evoluzione della nostra specie e che tuttora è fondamentale per la nostra salute. Perché un buon funzionamento dell’organismo dipende strettamente dalle interazioni con questi piccolissimi microrganismi. Quindi quando c’è una disbiosi intestinale, ovvero l’alterata composizione qualitativa e/o quantitativa dei batteri intestinali- o meglio del microbiota, si creano nell’intestino le condizioni che possono compromettere l’integrità delle pareti intestinali, lasciando le porte aperte nel torrente circolatorio a derivati alimentari nocivi, a microbi patogeni, a fattori pro-infiammatori e/o potenzialmente tossici, che possono raggiungere successivamente, attraverso i vasi sanguigni, il tessuto cutaneo, danneggiandolo. Ciò sembra dare una nuova spiegazione anche all’eziopatogenesi di disturbi della pelle come l’acne, la psoriasi, le dermatiti atopiche, gli eczemi, la dermatite seborroica, la rosacea, la vitiligine, le verruche e la blefarite ma non solo, che potrebbero essere il risultato finale di un disequilibrio microbico e di una condizione di permeabilità intestinale. Lo stress e l’infiammazione intestinale compromettono l’integrità e la funzione della protezione della barriera epidermica. Questo a sua volta porta ad una diminuzione di peptidi antimicrobici prodotti dalla pelle e a un aumento della gravità dell’infezione e infiammazione della stessa. In breve, si assiste probabilmente ad una continuità immunitaria tra i due sistemi, che media i complessi processi di attivazione e regolazione dell’infiammazione cutanea, perché i microbi intestinali sarebbero in grado di modulare la funzione immunitaria nella pelle

Molti aspetti di questa teoria di connessioni dirette tra i tre organi più estesi che possediamo (cervello, intestino, pelle) -essenziali per la salute dell’uomo, sono stati approfonditi maggiormente negli ultimi decenni e, oggi, le ipotesi di Stokes e Pillsbury hanno trovato conferma in ampi studi, come quello sull’acne vulgaris, disturbo cutaneo frequentemente associato a ricadute psicologiche, che è stato condotto su oltre 13.000 adolescenti e che ha mostrato che i soggetti con acne hanno maggiori probabilità di manifestare sintomi gastrointestinali come costipazione, alitosi e reflusso gastrico. In particolare, il gonfiore addominale ha il 37% più probabilità di essere associato con l’acne e altre malattie seborroiche perché il microbiota intestinale ha influenza sui lipidi e profili di acidi grassi del tessuto epidermico, la produzione di sebo e la composizione in acidi grassi del sebo. Altri studi importanti hanno evidenziato che un’interruzione del microbiota intestinale può dar luogo a una cascata di reazioni infiammatorie e malattie che possono dar luogo a manifestazioni cutanee, come nel caso di un’eccessiva proliferazione batterica nell’intestino tenue, che è molto più frequente nei pazienti con acne rosacea, oppure nel riscontro che nelle malattie infiammatorie croniche, come la colite ulcerosa ed il morbo di Crohn, ci siano nel 15% dei casi sviluppo di eritemi, oltre ad essere associazione ad altri disturbi su base infiammatoria come la psoriasi. Uno studio russo ha riportato che il 54% dei pazienti con acne presenta marcate alterazioni della microflora intestinale, un altro studio cinese condotto su pazienti con dermatite seborroica ha mostrato la stessa identica cosa. Infine la correzione terapeutica del microbiota attraverso probiotici ha dato prova di essere utile per la prevenzione ed il trattamento della dermatite atopica e degli eczemi cutanei, non solo nei bambini.

Tutti queste evidenze suggeriscono che Stokes e Pillsbury avevano individuato un filone di ricerca molto promettente, perchè le disbiosi e i disturbi gastrontestinali si sono dimostrati essere un minimo comun denominatore per un numero significativo di pazienti con malattie della pelle, così come le co-morbilità tra alcune condizioni croniche della cute e le alterazioni della psiche, con forti legami tra stress psichici ed esordi, recidive o esacerbazioni delle sintomatologie cutanee, tant’è che recentemente sono emersi gruppi specializzati di psicodermatologia e neurodermatologia che rivalutano gli studi di psicosomatica e di psiconeuroendocrinologia e che inseriscono l’intestino all’interno del network PNEI, ovvero la disciplina che studia le relazioni esistenti tra la psiche e i sistemi biologici, in particolare le correlazioni bidirezionali che intercorrono tra psiche, sistema nervoso, sistema endocrino e sistema immunitario: praticamente, come un network, cerca di riunire ciò che Cartesio un tempo lontano separò, cioè la mente e il corpo.

La crescente consapevolezza che l’integrità funzionale e i residenti microbici del tratto intestinale possono svolgere un ruolo di mediazione sia nell’infiammazione cutanea che nel comportamento emotivo ha fatto nascere la dermobiotica, nuova disciplina che indaga i rapporti tra pelle e microbiota intestinale e fa riferimento a tutto ciò che collega la pelle alla pancia e all’ecosistema che vive dentro al nostro intestino. Le correlazioni esistenti e gli intrecci fisiologici oramai testati tra microflora intestinale, condizioni infiammatorie della pelle e sintomi psicologici, lasciano ben pochi dubbi circa i forti legami tra l’infiammazione intestinale, la disbiosi e il benessere neuro-psichico da un lato e, la disbiosi e malattie della pelle dall’altro. L’intestino e la pelle, per quanto distanti ci possano apparire, hanno molti punti in comune e li uniscono diverse analogie: anzitutto rappresentano entrambi sia una barriera che una connessione tra l’ambiente interno e quello esterno. Poi sono anche organi molto estesi, i più lunghi del nostro organismo, e colonizzati da miliardi di microrganismi. Infine, il sistema immunitario a livello cutaneo è molto simile a quello del tratto intestinale ed il loro funzionamento è fortemente collegato ai microrganismi presenti. Oltre che virus, funghi, archeobatteri, protozoi diversi, l’intestino e la pelle condividono un gruppo batterico simile: Actinobacteria Firmicutes, Bacteroidetes e Proteobacteria. Sebbene in proporzioni diverse, questi quattro gruppi dominanti si trovano sulle superfici mucose interne sia del tratto gastrointestinale (GI) che della cavità orale e della pelle.

Una flora intestinale equilibrata e diversificata non contribuisce al benessere del solo intestino ma produce effetti benefici a livello sistemico, prevenendo lo sviluppo o la progressione di malattie che hanno alla base processi infiammatori, perché, come detto in precedenza c’è una stretta connessione tra microbiota e sistema immunitario.

Ma c’è anche una stretta connessione tra microbiota e nostro stile di vita, abitudini alimentari e ambiente in cui viviamo: perciò siamo noi stessi a selezionare, quasi senza saperlo, chi ospitiamo nel nostro apparato digerente attraverso ciò che abitualmente ingeriamo.

Al giorno d’oggi il consumo di alimenti industriali, l’abuso di antibiotici ed uno stile di vita scorretto sono alcuni dei fattori predisponenti e responsabili delle alterazioni del microbiota che portano a disbiosi, infiammazione sistemica, stress ossidativo e sono capaci di influenzare il controllo glicemico, il contenuto lipidico dei tessuti e persino l’umore stesso. Si innesca infatti un circolo vizioso: l’intestino è il primo ad infiammarsi e così non è più in grado di assorbire adeguatamente i nutrienti, provocando carenze nutrizionali, poi le sue pareti, che diventano permeabili, rilasciano le sostanze nocive nel torrente circolatorio e l’infiammazione diventa sistemica, arrivando nei diversi distretti del nostro organismo, fino alla cute, dove viene compromessa l’integrità e la funzione della protezione della barriera epidermica per la diminuzione di peptidi antimicrobici prodotti dalla pelle e si ha un aumento della gravità dell’infezione e infiammazione della stessa. Sarebbe meglio considerare la disbiosi non un’alterazione, ma una vera e propria risposta del microbiota a un modello alimentare che non è in sintonia con le necessità del nostro organismo, e ciò è supportato dalle evidenze che mostrano un sempre più preoccupante e crescente aumento di intolleranze, di allergie e di autoimmunità.

Ecco perché è davvero molto importante quello che mangiamo. Gli effetti dell’alimentazione sul bilancio microbico, sull’espressione di geni e sulla produzione di metaboliti è oramai un dato di fatto: non ci stancheremo mai di dirlo, la salute del nostro corpo parte dall’intestino e occorre una dieta bilanciata, ricca di frutta e vegetali, fibre, polifenoli con azione anti-infiammatoria. Se la dieta da sola non basta perché l’infiammazione persiste, occorre integrare l’alimentazione coi probiotici assunti per via orale, che diminuiscono i lipopolisaccaridi, migliorano la funzione della barriera intestinale e riducono i valori sistemici di infiammazione e stress ossidativo, che sono entrambi elevati a livello locale in coloro che soffrono di problemi alla pelle. Inoltre, regolano il rilascio di citochine pro-infiammatorie all’interno della pelle. Sono davvero molte oramai le evidenze che ci confortano rispetto al trattamento dell’infiammazione intestinale con la dieta e la somministrazione di alcuni ceppi di probiotici, che hanno portato alla riduzione dell’infiammazione sistemica e, successivamente, al miglioramento della sintomatologia sia neurologica che cutanea. Per bilanciare l’equilibrio del nostro microbiota, soprattutto in vacanza, quando si cambia clima, ambiente ed alimentazione, il suggerimento è quello di completare la dieta con un integratore alimentare come Nutriregular flora, che è stato formulato impiegando ceppi di probiotici dalla ottima evidenza scientifica associati a frutto-oligosaccaridi, ad azione prebiotica, che favoriscono la ripopolazione della flora batterica intestinale “amica” (Bifidobatteri e Lattobacilli) a scapito dei patogeni. Non sono sottoposti a digestione enzimatica nella parte superiore del tratto gastroenterico e arrivano nell’intestino cieco con la loro struttura immutata. Tra i probiotici vengono invece impiegati in questa formulazione il Lactobacillus Acidophilus- il principale simbiotico del primo tratto intestinale (duodeno, digiuno e tenue), che crea condizioni che limitano fortemente la crescita di batteri patogeni tra cui Escherichia coli, favorisce le normali funzioni intestinali in caso di intestino pigro, diarrea e flatulenza ed è utilissimo nel contrastare le infezioni da Candida. C’è poi Lactobacillus Bulgaricus, definito transiente (non colonizza il tratto intestinale) che produce acido lattico. In questo modo favorisce la crescita di batteri benefici e rallenta la crescita dei ceppi patogeni, creando un ambiente equilibrato nel tratto gastrointestinale. Il Lactobacillus Sporogens, che ha spore in grado di germinare rapidamente una volta giunto nell’intestino e il Bifidobacterium Bifidum, dall’azione simile all’Acidophilus, completano questa benefica quadrupla associazione, abbinando proprietà antinfiammatorie a quelle immunostimolanti e assicurando il massimo del benessere al nostro intestino, anche quando lontani da casa.